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COMUNE DI CAVALLERLEONE
ABITANTI A INIZIO SECOLO: 1126, secondo il censimento del 1901. ABITANTI AL 2007: n° 640. SUPERFICE TERRITORIALE: 16,48 km^2. ALTITUDINE s.l.m.: 270 m. FRAZIONI DEL COMUNE: no. SEDE DEL PALAZZO MUNICIPALE Piazza Santa Maria n. 2 C.A.P. 12030 Tel. 0172 88003 Fax. 0172 88174 BIBLIOTECHE E MUSEIBibioteca Comunale “AUDISIO Roberto”
STORIA ORIGINE DEL NOME DEL COMUNE La prima parte del toponimo deriva da “caballarium”, termine che designa un luogo ove si allevano mandrie di cavalli, forse in origine riferito ad un unico territorio sulle due sponde del Maira, ove sorsero poi Cavallermaggiore e Cavallerleone (G. Carità, cit. in bibl.); la seconda parte è il nome di persona Leone, presumibilmente l’antico possessore del fondo, ove si sviluppò l’insediamento. Il toponimo compare per la prima volta come Cavalario Leone (abl.) in una bolla di Papa Lucio III (Verona, 17 settembre 1184), e poco dopo nella stessa forma in una bolla di Papa Celestino III (Laterano, 3 dicembre 1191); in una serie di documenti anteriori, che confermavano all’abbazia di Breme i possedimenti già della Novalesa, si menzionano: “Cavalarium etiam cum corte Magra” (1014), “Cavalaria quoque et corte Magra” (1026), “Cavalarium quoque et cortem Magram” (1048); se, come sembra preferibile, in questi documenti dell’XI secolo Cavalarium si identifica con il “cavallario qui vocatur uuitberto” ricordato nel diploma di fondazione dell’abbazia di Caramagna (1028), ossia con Cavallermaggiore (così Bollea e Genta, citt. in bibl.), allora corte Magra potrebbe essere il primitivo nome di Cavallerleone, stante la sua vicinanza al torrente Maira. Nel corso del XIII secolo è anche documentato Cabal(l)arium minus, in evidente contrapposizione a Caballarium maius (Cavallermaggiore), ma in seguito prevalse il determinante più antico Leonis. EPOCA DI FONDAZIONE Cavallerleone è documentanto con sicurezza dal 1184, ma ammettendone l’identificazione con “corte Magra”, menzionata per la prima volta in una bolla di Benedetto VIII del febbraio 1014, si deve anticipare l’origine dell’abitato almeno alla metà del X secolo, giacché il documento papale conferma una precedente donazione fatta all’abbazia di Novalesa da un Marchese Arduino, identificabile con Arduino il Glabro, Marchese di Torino. ISTITUZIONE DEL COMUNE Risale al 1407: in quell’anno i Nucetto, Signori di Cavallerleone, concedono varie franchigie, libertà ed immunità alla Comunità di Cavallerleone, che per la prima volta appare rappresentata in questo atto dai propri Sindaci; ai Sindaci della Comunità sono inoltre trasferiti sia i fitti ed i censi annuali fino ad allora spettanti ai Signori del luogo, sia il potere di esigere le gabelle, come pure di determinarne l’ammontare ed imporne di nuove. Gli statuti recano la data del 28 novembre 1439, e furono approvati dal Duca Ludovico di Savoia l’8 maggio 1440. STORIA DELLA COMUNITÀ DALLE ORIGINI AI GIORNI NOSTRI L’origine del borgo si fa risalire al XI secolo, già nell’anno 1000 si trovano tracce della sua esistenza quando il Conte Arduino IV, nella battaglia di Breme, fece dono al cugino Olderico Manfredo Marchese di Susa, dei territori di Cavallerleone. Questa donazione trova conferma nella bolla che Papa Benedetto VIII, assunse nel 1026. Adelaide, unica figlia di Olderico Manfredo, nel 1045 si unì in matrimonio con Oddone Conte dei Savoia. La loro stirpe sedette sul trono Subalpino. Bonifacio, Marchese di Susa, pretendendo per ragioni di parentado una porzione dei possedimenti di Susa, mosse guerra ad Umberto II e la maggior parte del Piemonte meridionale venne divisa fra i suoi figli dando vita al Marchesato di Saluzzo, di Busca, di Ceva e di Clavesana. Cavallerleone, a seguito di questa divisione, toccò a Guglielmo I° che ereditò il Marchesato di Busca fino al 1218, anno in cui lo vendette ad Adelasia, vedova di Manfredo II, marchese di Saluzzo. A seguito del passaggio di Cavallerleone dal Marchesato di Busca a quello di Saluzzo, tra i due marchesati sorsero discordie dei quali approfittarono i Saviglianesi, che si reggevano come comune, e si impadronirono di Cavallerleone e lo diedero in feudo al concittadino Giorgio Beggiamo nel 1278. Superati i rancori tra i due marchesati, il marchesato di Saluzzo si riappropriò dei territori assegnandoli al marchesato di Busca che nel frattempo erano diventati loro vassalli. Un ramo dei marchesi di Busca, detto dei signori di Rossana, ne tenne il dominio fino al 1309 quando decise di cederlo ad un certo Paoluccio di Nucetto, che ne ottenne poi l’investitura dal Marchese Federico I di Saluzzo (Carmagnola, 31 dicembre 1335); ma nel 1356 i Nucetto, ramo collaterale dei Marchesi di Ceva, si sottomisero a Giacomo di Acaja, Principe di Piemonte, determinando così l’ingresso di Cavallerleone nei domini dei Savoia-Acaja, ereditati nel 1418 dai Savoia del ramo primogenito. Nel corso del XV secolo faceva la sua apparizione come controparte istituzionale dei feudatari in una serie di pattuizioni e controversie anche la Comunità, rappresentata dai propri sindaci e dotata (dal 1439) di statuti. Nel maggio 1536 il paese fu saccheggiato da truppe francesi ed i feudatari del luogo dovettero nuovamente riconoscersi vassalli del Marchese di Saluzzo, alleato del Re di Francia Francesco I nella guerra da questi mossa al Duca Carlo III di Savoia. La famiglia Nucetto aveva conservato la titolarità totale del feudo fino al 1441; a partire da questa data, pur rimanendo i Nucetto feudatari principali di Cavallerleone, ebbe inizio un processo di cessione di quote del feudo ad altre famiglie, che raggiunse il suo apice nel corso dei secoli XVI e XVII, con l’aggiunta di sempre nuovi contitolari per porzioni di giurisdizione anche molto piccole, fino ad arrivare ad una ripartizione del feudo tra oltre cinquanta famiglie. Questa estrema frammentazione ebbe termine il 29 novembre 1762, quando Cavallerleone fu ceduto ed infeudato nella sua interezza a Luigi di Savoia, Principe di Carignano, rimanendo poi fino alla fine del regime feudale in Piemonte nel patrimonio di questo ramo cadetto dei Savoia. Allorché la Francia rivoluzionaria costrinse il Re di Sardegna Carlo Emanuele IV ad abbandonare il Piemonte, anche a Cavallerleone si installò una municipalità aderente alla Repubblica Piemontese (20 dicembre 1798: Arch. Com., Ordinati, fasc. 43), ma a fine giugno 1799 il paese ritornava, come tutta la provincia di Saluzzo, sotto l’amministrazione regia, per effetto dell’offensiva delle truppe austro-russe; vinti gli Austriaci a Marengo, dal luglio 1800 Cavallerleone risulta di nuovo sotto controllo francese (Arch. Com., Ordinati, fasc. 14). Annesso il Piemonte alla Francia, il 9 agosto 1802 si riuniva in Cavallerleone il primo Consiglio Municipale nominato con arrêté prefettizio del dipartimento della Stura; nella suddivisione del dipartimento il comune fu compreso nell’arrondissement di Savigliano. Alla Restaurazione già il 16 giugno 1814 si insediava un Consiglio nominato secondo le regie patenti del 6 giugno 1775 (Arch. Com., Ordinati, fasc. 45); da allora il paese seguì le sorti del Regno di Sardegna, e poi dello Stato unitario. PERSONAGGI ILLUSTRI Giacomo Francesco Triveri († 9.4.1769) Poeta. Abate, studioso di lettere ebraiche, greche e latine, per quindici anni fu professore di eloquenza italiana e greca nell’Università di Torino; lasciò varie liriche e due poemi sacri: “La Redenzione” (1750) e “L’Assunzione” (pubblicato postumo nel 1820).
Giovanni Battista Bernero (Cavallerleone, 10.5.1735 - Torino, 7.1.1796). Scultore. Allievo di Beaumont e poi di Ignazio Collino, attivo dal 1758, fu a due riprese a Roma per perfezionarsi; iniziò con la realizzazione di statue in cartapesta (opere a Savigliano, Cavallermaggiore e Cavallerleone: v infra); trasferita la sua attività a Torino (1770), passò ad altri materiali (marmo, stucco, legno). Nominato scultore regio (1774), quindi professore della R. Accademia di Torino (1778), lasciò importanti opere a Palazzo Reale e nelle chiese torinesi (S. Lorenzo, S. Francesco, S. Filippo, Basilica di Superga), ed anche altrove (duomo di Casale, confraternita di S. Giovanni a Savigliano).
Maria Agostina (al secolo Anna Margherita) Sandrone (Cavallerleone, 27.11.1812 – Trino V.se, 23.10.1839). Suora domenicana. Orfana di entrambi i genitori, seguì i fratelli a Racconigi, dove entrò nel Terz’ordine domenicano (1834); grazie all’interessamento del provinciale dei Domenicani fu accolta nel monastero del SS. Rosario a Trino (1836), ma, essendo priva della dote richiesta per l’ammissione al noviziato, poté farvi la professione solo nel gennaio 1839; per lo zelo mostrato nella vita claustrale morì in concetto di santità. Una sua biografia (Torino, 1876) fu pubblicata da Giovanni Maria Baravalle, vice curato di Cavallerleone.
Vittorio Rena (Cavallerleone, 26.4.1869 - † a Londra il 9 marzo 1947). Filantropo. Emigrò ancor giovane a Londra, dove fece fortuna, diventando un imprenditore di successo nel settore della ristorazione; nel corso del secondo decennio del Novecento si rese benemerito verso il suo paese natale, offrendo una nuova sede all’asilo infantile “S. Maria Assunta in Cielo”, ed elargendo cospicue somme a favore delle famiglie povere e del Comune, in particolare rendendo possibile con una donazione di centomila lire la realizzazione in Cavallerleone di un nuovo edificio scolastico; medaglia d’oro dei benemeriti della pubblica istruzione.
Filippo Francesco Appendino (Cavallerleone, 16.10.1909 – Torino, 15.11.1974). Uomo politico. Fu sindaco di Cavallerleone dal 1949 al 1965, quindi presidente del locale asilo infantile dal 1972 al 1974; dispiegò un’assidua attività nella Federazione provinciale Coltivatori Diretti di Cuneo. Fu ricevuto nell’Ordine al merito della Repubblica come Cavaliere (1958), poi promosso Ufficiale (1974).
EDIFICI, MONUMENTI STORICO-ARTISTICI E OPERE D’ARTE SIGNIFICATIVE
Il Castello, fu eretto dai Nucetto nel XIV secolo, ed ampliato nel corso del secolo seguente; ulteriori interventi si ebbero nel XVIII secolo; di aspetto prevalentemente medioevale, con pianta “ad elle”, conserva due torri circolari, una all’angolo formato dai due corpi dell’edificio, l’altra, scapitozzata, all’estremità della manica sud; questa manica presenta sulla fronte esterna una loggetta cinquecentesca adiacente alla torre d’angolo, mentre è quasi del tutto scomparsa una finestra crociata in cotto, a causa di un esteso crollo che nel 1995 ha interessato quest’ala del castello; la manica nord, spoglia sul lato strada, ha nella fronte interna un paramento settecentesco con loggiato all’ultimo piano. L’interno conserva in parte soffittature lignee di epoca tardo-medioevale, e, nella torre d’angolo, una cappella decorata da affreschi settecenteschi.
Il Palazzo Balbo, comunemente noto come il “Palazzotto”, in piazza Santa Maria, fu la residenza dei Balbo di Vinadio, dal 1472 cosignori di Cavallerleone, i quali la vendettero nel 1650 ai Lamberti di Robilante. Il suo attuale aspetto si deve ai lavori eseguiti in occasione del matrimonio (1593) di Righino Balbo con Bianca Ferrero di Bonavalle; l’edificio ingloba nell’angolo sud-ovest una torre quadrata del ricetto medioevale di Cavallerleone (prima metà XIII secolo); la fronte sud è abbellita da un loggiato su tre ordini, originariamente affacciato su di un giardino recintato (oggi scomparso); il portale di accesso è nel lato nord, porticato al piano terra; nel salone d’onore al primo piano bel soffitto ligneo a cassettoni, sostenuto da mensole modanate, decorate con stemmi dei Balbo, ovvero partiti con le armi dei Balbo e dei Ferrero.
La Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, documentata dal 1386, presenta ancora nella parte posteriore resti del presbiterio costruito nel 1437, ma l’edificio attuale, a navata unica con cappelle laterali, si deve al rifacimento deciso nel 1626; nella prima cappella a destra vi è un fonte battesimale datato 1526; nella quarta cappella a destra si conserva un dipinto di scuola del Moncalvo; la mensa dell’altar maggiore custodisce le reliquie di San Romano, patrono di Cavallerleone, traslate nel 1666; nel coro grande ovale dipinto da Agostino Cottolengo (Madonna in gloria con Sant’Ignazio e San Francesco di Sales); nella prima cappella di sinistra tela ritenuta del Molineri (la Maddalena ai piedi del Cristo in croce).
La Casa canonica sorge sul retro della Chiesa parrocchiale; l’edificio, risalente al XV secolo, presenta ancora, sul lato strada, una parte del paramento murario originario, munito di breve caditoia su beccatelli; invece è quasi del tutto scomparsa una fascia affrescata con motivi floreali e fitomorfi, verso l’angolo con la chiesa; la fronte interna ha un portico con loggiato soprastante.
La Chiesa della Confraternita dei Disciplinati sotto il titolo dei Santi Giuseppe e Giovanni Battista, edificio tardo cinquecentesco con bel campanile del 1777, conserva nella cappella laterale destra il gruppo statuario in cartapesta di San Giuseppe e angeli, opera del cavallerleonese Giovanni Battista Bernero (attribuita al periodo 1760-1770); l’apparato barocco dell’altar maggiore racchiudeva una Sacra famiglia, opera di Andrea Vinai (1880); attualmente questo dipinto, come pure una tela deteriorata di Francesco Claudio Beaumont (la Maddalena), già nel retrocoro, sono in deposito altrove; nella cappella di sinistra altare dei Trinitari, con tela (1756) raffigurante il riscatto degli schiavi; organo del 1855, realizzato dal centallese Carlo Vattino.
Il Setificio Ceriana, vasta costruzione su quattro piani del 1752, caratterizzata da una imponente facciata con torre-scala, testimonia l’importanza che ebbe in Cavallerleone l’industria della seta nei secoli XVIII e XIX; nel 1891 fu aggiunto nella corte interna un nuovo corpo di fabbrica su due piani destinato alla trattura. L’edificio, tra le più significative testimonianze di archeologia industriale del Piemonte, prende nome dalla famiglia Ceriana, originaria di Valenza, che ne fu proprietaria dal 1846 al 1933; la produzione cessò definitivamente nel 1936.
La Villa Carron-Ceva, sulla destra della strada provinciale n. 146, uscendo dal centro abitato verso Racconigi, deve il nome all’alleanza matrimoniale (1817) tra i Marchesi Carron di S. Tommaso, che ne furono primi proprietari, ed i Ceva; è un severo edificio settecentesco con torretta belvedere mediana, ritenuto riconducibile allo stile dell’architetto piemontese Giuseppe Castelli (così Boidi Sassone, cit. in bibl.); in quattro sale a pian terreno affreschi di tipo prospettico dei fratelli Pietro Antonio jr. e Giovan Pietro Pozzo (1777).
La Cappella Portesio, che si incontra sulla sinistra della strada per Racconigi, appena superata la Villa Carron-Ceva, ha sull’altare un affresco (attribuito a G. A. Dolce, ma databile piuttosto all’inizio del XVI secolo), raffigurante la Madonna in trono col Bambino Gesù benedicente ed un modello di chiesa nel braccio sinistro, fra i Santi Gioacchino (a destra, avvolto in un mantello rosso ed appoggiato ad un bastone) e Rocco (a sinistra, in abito da pellegrino). A inizio Novecento il Morgari vi aggiunse i Santi Clotilde (a destra) e Giuseppe (a sinistra), e due angeli in volo, sostenenti una corona sopra la testa della Madonna.
Il Palazzo Barberi di Branzola, ubicato nel centro del Comune di Cavallerleone, accanto alla Chiesa parrocchiale. Si tratta di un antico Palazzo nobiliare, edificato fra il 1677 ed il 1679 e che, come risulta dagli “stati delle anime” del paese, conservati in parrocchia, venne abitato per la prima volta nell’estate del 1680 dal proprietario che l’aveva costruito, il Marchese di Ceva e di Nucetto, nonchè Marchese di Cavallerleone. Il Palazzo venne concepito come classica dimora estiva e studiato al fine di conservare al meglio la frescura al suo interno, con ampie sale esposte a nord, spesse mura, grandi alberi a ombreggiare la facciata esposta a mezzogiorno, volte a crociera su base di legno, eccetera. Nel 1826 il Palazzo fu acquistato da Amedeo BARBERI di Branzola che provedette, attraverso la moglie, contessa Eugenia, al suo restauro. Vi è ancora oggi nel grande salone del secondo piano la famosa tappezzeria inglese a larghe strisce azzurre che faceva furore nella migliore società torinese alla metà dell’800. Al piano terreno l’ingresso fu rivestito da un soffitto a cassettoni lignei e fu poi trasformato in Sala delle Armi, con alle pareti dei pezzi di gran pregio collezionati nel corso della vita militare di Amedeo e poi dei suoi successori. La galleria a colonne ed archi che dava sul giardino a sud venne chiusa con grandi vetrate all’inglese, la facciata su via Statuto, allora anonima, venne decorata con motivi ornamentali ed il frutteto fu circondato da quattro viali ricoperti da un’intelaiatura metallica reggente un pergolato di vite. Il Palazzo fu poi eridatato dall’unica figlia Matilde Eugenia, la quale nel 1888, in ricordo dell’uscita di suo nipote Carlo Levesi dall’Accademia Militare di Modena con i gradi di S.Tenente, piantò nel centro del giardino il famoso faggio che col tempo divenne uno dei più grandi d’Europa e noto vanto paesaggistico del paese, non più esistente. Sua figlia Eugenia, sposata con il Cavalier Ufficiale Avvocato Carlo Giorgio Levesi, Presidente dell’Ordine dei Procuratori Legali di Cuneo, ereditò l’amore per Cavallerleone e vi realizzò lo chalet nuovo accanto all’ala antica. Attualmente tale palazzo è di proprietà della famiglia Levesi. |
